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22 Ago 2015

Poetica della memoria olfattiva

Poetica della memoria olfattiva

Capofaro, luogo dello spirito e ormai rito di passaggio per l’aromatario siciliano Meo Fusciuni. Sabato 22 agosto nella terrazza di Capofaro “Poetica della memoria olfattiva”: 12 scatole in ferro, 12 odori che rimandano la memoria a momenti di vita vissuta;"vi chiediamo di lasciarvi andare, di lasciare ogni condizionamento e di ricordare attraverso gli odori una parte sopita del vostro passato".L'odore è uno dei sensi che spesso sottovalutiamo ma che ogni giorno ci aiuta ad immagazzinare ricordi e sensazioni attraverso l'olfatto, questo ci porta a costruire una nostra biblioteca  mnemonico-olfattiva che riamarrà con noi per tutta la vita. Nelle 12 scatole le persone scopriranno svariati odori, che sarnno svelati solo alla fine, prima sarà la memoria olfattiva di ognuno di noi a provare a ricordare; emozione e istinto primordiale guidati dal profumo.

Meo Fusciuni, all’anagrafe Giuseppe Imprezzabile, è un chimico con la passione per la poesia di Pablo Neruda, Rainer Maria Rilke e Juana Ines de la Cruz.  Nel 2010 la sua passione per le parole e il potere evocativo delle fragranze è diventato un lavoro, dando così vita a Meo Fusciuni, un soprannome di famiglia dalla natia Sicilia (Meo è il diminutivo di suo padre, il pescatore Bartolomeo, mentre  Fusciuni è la parola siciliana con cui il nonno lo descriveva, come un fiume che scorre).

“Ricreare il mio mondo olfattivo, una sorta di scatola cranica della mia visione attraverso gli odori, il racconto di una vita, ogni sua sfumatura. Vorrei l’odore dei campi, nelle giornate di tarda primavera; al pomeriggio stavo disteso nei campi della pianura emiliana, lontano dalle mie radici, leggevo Rilke e Celan, volavo sulle grandi ali della ricerca umana e dell’esistenzialismo – racconta l’aromatario -  Voglio rivivere la pioggia, che sentivo arrivare da lontano, come presagio, tutto avviene, tutto arriva a compimento nella nostra vita e poi passa, va via. Voglio sentire le note di legno bruciato, racconti di notti e tempi giovani, sulla montagna di Manfred, dove ogni convinzione era nello sguardo. Ascolto il mare, dove il vento soffia e perdona, dove ogni estate si chiudeva simbolicamente il ciclo dell’anno, la mia terrà, a sud del mondo, ad occidente, sulla roccia nera. C’è un legame profondo che ci lega con l’aldilà, qualcosa che ci spinge sempre retti verso il cielo, un legame mistico, come sottile filo di fumo, l’incenso dei riti, della nostra cultura, la nascita, il legame, il passaggio lento, la morte, il ricordo del Sacro".