30 Nov 2007

Il Nero d'Avola sulle vette dell'eccellenza - da Spirito diVino n°23

Nato nel 1970 come Regaleali Rosso riserva, spicca il volo nel 1989. Da allora è il Rosso del Conte. Ecco 18 anni di storia raccontati in 12 assaggi.

È una storia che avanza quella del Rosso del Conte, come quella della famiglia Tasca d'Almerita. È il loro vino più rappresentativo. È un nettare in cui dimora l'anima di un'altra Sicilia, quella più interna, e che da sempre sembra trattare l'indole dialettica e lo spirito innovativo che tanto fortemente caratterizzano l'illustre famiglia siciliana che lo ha creato e che da oltre un secolo e mezzo, si dedica appassionatamente alla viticoltura nella propria tenuta Regaleali. Il Rosso del Conte nasce nel 1970, immaginato e voluto dal Conte Giuseppe Tasca d'Almerita appena avverte il bisogno di creare una riserva particolare di Regaleali Rosso capace di invecchiare come i grandi Rossi internazionali. Nasce dunque come Regaleali Rosso Riserva del Conte, un Nero d'Avola con una piccola aggiunta di Perricone, altra varietà autoctona siciliana, e secondo un carattere cui contribuiscono i consigli dell'allora ancor giovane enotecnico Ezio Rivella. Oggi più che trentenne, questo vino, ha una storia in continua evoluzione, di moti e di ravvedimenti, com'è nella natura dell'encomiabile famiglia che lo realizza, da sempre alla ricerca del massimo possibile. Sono le vicende di un vino che guiderà la Sicilia enologica senza mai rinunciare a cambiare sé stesso. Infatti per il Rosso del Conte cambiano le tecniche di affinamento (alle grandi botti di castagno adoperate dal 1970 al 1988 fanno posto i tonneaux di rovere di Slavonia e, poi, sempre più selezionate barrique francesi) e muta gradualmente anche il suo carattere: prima più impulsivo, almeno fino alla fine degli anni 80, poi più generoso e rotondo nel decennio a seguire. Adesso, e comunque a partire dalla vendemmia 2003, è diventato il vino di Tenuta, di superiore levatura e di ogni cura e minuzia che al Nero d’Avola aggiunge la migliore selezione vendemmiale delle altre uve a bacca rossa presenti in azienda. Il Nero d’Avola è quello dei vigneti storici come il San Lucio, con alberelli di quasi cinquant’anni con i tronchi ritorti e robusti come sculture naturali della memoria di una terra; e quello dei vigneti più che trentennali di Sant’Anna, Ciminnita e di Case Vecchie. Soprattutto, vi pulsa ancora dentro l’aria di Regaleali, le sue aperture e le sue valenze. Perché Regaleali è il centro della Sicilia particolare, diversa: l’altitudine media è importante, le vendemmie sono più tardive, le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono forti e i vini, allora, sanno farsi più sciolti, più fragranti, più eleganti. Dopo Palermo, (...), nella provincia di Caltanissetta, tra Valledolmo e Vallelunga Pratameno, Regaleali svela una tenuta che, dentro e tutt’attorno al baglio ottocentesco, ha accatastato storie e pulsioni concrete. Si arriva per strade che a tratti si fanno polverose, fino a incontrare un tripudio di chiarori intensi e di luce: quasi fosse un dipinto ottocentesco del paesaggista siciliano Lojacono, la luminosità che ammanta questi spazi filtra e preme per ogni piega e per ogni curva di un panorama vastissimo. Qui la campagna è senza scorci, senza fenditure, non c’è nulla dei paesaggi pietrificati e gattopardeschi, è una campagna di visioni ampie, di arie luccicanti, di trasparenze. Di nuvole rapide in viaggio. E’ un paesaggio che solleva un suo incanto ondulato, cittadine infossate, incastonate in valli, oppure arroccate, fitte di case, nel mare aperto e sconfinato di campi e colli. Tutti i suoni delle campagna, le mosse dei contadini, gli scricchiolii di macchine e arnesi, il battere di ali e il vento tra le fronde, qui si intingono in un silenzio profondo e denso. L’orizzonte s’allunga limpido da ogni parte. Quella tra la famiglia Tasca e Regaleali è una storia che esordisce più di un secolo e mezzo fa: è il 1830, quando i fratelli Don Lucio e Don Carmelo Mastrogiovanni Tasca riescono ad acquistare un feudo spagnolo di circa 1.200 ettari con campi seminati a grano, pascoli, ulivi e alberi da frutto. Già nella metà dell’800 l’intera proprietà conosce uno sviluppo decisivo, ampiamente documentato nelle cronache dell’epoca, e diviene da subito un caposaldo ed un esempio tangibile delle enormi potenzialità dell’intera industria agraria siciliana. Mentre successi e riconoscimenti si alternano a periodi meno propizi, l’entrata in vigore della riforma agraria impone l’esproprio dei 1200 ettari originari portando la proprietà ai 500 ettari di oggi.

Ma, soprattutto a partire dal 1957, le redini della conduzione dell’azienda passano nelle mani del conte Giuseppe Tasca, con accanto la moglie Baronessa Franca Cammarata. Le innovazioni vitivinicole, gli impulsi e gli slanci che da lì in poi ne vengono sono il fulcro di quello che rappresenta Tasca d’Almerita. L’oggi e il domani, la realtà così feconda e ricca di soddisfazioni quanto le evoluzioni che arriveranno ne sono una conseguenza. Sono 50 anni di crescita, di volontà, di sfide anche, che erompono soprattutto nel Rosso del Conte, che significa i primi impianti a spalliera, le prime rese basse in Sicilia. Le prime botti di rovere, il primo Nero d’Avola di statura internazionale, e tanto altro ancora. Lucio Tasca d’Almerita, figlio del Conte Giuseppe e a attuale capofamiglia, oggi affiancato dai due figli Giuseppe ed Alberto, rispettivamente vicepresidente e amministratore delegato, è stato il primo a introdurre la coltivazione dello Chardonnay e del Cabernet Sauvignon in Sicilia. Suo padre Giuseppe aveva addirittura creato un lago artificiale per irrigare i campi e abbeverare gli animali. I suoi figli hanno dato impulso allo studio dettagliatissimo dei suoli di Regaleali tanto da costruire una mappa zonale geologica di tutta l’azienda, che nel suo complesso offre profili diversi e quindi attitudini e propensioni che verranno meglio esplorate ma che intanto hanno introdotto ogni varietà di loro interesse (persino il Pinot Nero, persino il Gewurztraminer) tutti gli autoctoni siciliani e assieme anche ogni sperimentazione. Ed ecco che allora negli ultimi anni è andata costituendosi una squadra di tecnici di valore assoluto: a Gaetano Maccarrone è stata affidata la direzione tecnica della tenuta, che può contare sull’esperienza di Gianfranco Lombardo come agronomo, Lucio Brancadoro come consulente Agronomo, e sulla straordinaria professionalità e dedizione di Laura Orsi, enologo, e di Carlo Ferrini, consulente enologo. Perché per quanto questa zona dia naturalmente un contributo fondamentale alla produzione di vini che della concentrazione sappiano aggiungere lo slancio di profumi più vivi e verticali, i grandi nettari, le grandi imprese, qui si sa bene, nascono per infinite accortezze e sempre nuove e assidue premure.